Diana cacciatrice

Diana cacciatrice
Autore: 

Scuola di Bertel Thorvaldsen

Tipologia : 
Scultura
Anno: 
metà del XIX sec.
Materia e tecnica: 
Marmo di Carrara
Provenienza: 
dal Parco di Villa Torlonia, tra il Casino dei Principi e le Scuderie Vecchie

Salvo che per l’arco e la faretra, la Diana Torlonia con cane (la testa ricostruibile con foto d’archivio presentava lineamenti idealizzati, capigliatura a ciocche sulla fronte e raccolta sulla nuca, con due riccioli che scendevano sul collo) appare fuori dei canoni tradizionali.
 Il chitone, infatti, è aperto ai lati e lascia scoperte le gambe, in modo inconsueto per l’iconografia antica, ma secondo una modalità presente nella scultura del primo settecento (v. Diana cacciatrice di Palazzo Orsini ora a Berlino e una Diana dei Giardini di Boboli) che si ritroverà fino alla metà del XIX secolo (ninfa in gesso del teatro di Villa Torlonia).
 Lo stile della statua è comunque un neoclassico accademico, come testimonia la rigidità artificiosa delle pieghe del chitone che contrasta con le accurate rifiniture decorative di alcuni particolari (fibula a forma di fiore, faretra ornata all’estremità con foglie lanceolate ecc.).
 L’opera sembra ricollegabile alla scuola del maestro danese Thorvaldsen ed è identificabile con la Diana di Palazzo Torlonia (Piazza Venezia), realizzata da Ercole Dante, scultore impegnato nelle decorazioni di Villa Torlonia.

Opere della sala

La sala

Camera di Psiche

Di fronte alla Stanza a “Berceau” è la Camera di Psiche, così detta per le pitture di Pietro Paoletti eseguite nella volta, che raccontano la “Storia di Psiche “.
Il ciclo è ispirato agli affreschi raffaelleschi della Farnesina, così come spesso si ritrova in vari palazzi nobiliari.
Le scene rappresentate sono: Amore che incorona Psiche, Psiche e Giove, Psiche davanti a Venere, Psiche e Amore dormiente, Amore e Giove e, nel centro della volta, Mercurio che introduce Psiche al cospetto di Giove.

Potrebbe interessarti anche